MEDJUGORJE NÃO É UM LUGAR, É UMA EXPERIÊNCIA !!!

Tempo de leitura: menos de 1 minuto

Giovanni_Grazia

Fui a Medjugorje para encontrar a força de viver

Porque uma pessoa gastroctomizada foi a Medjugorje entre 19 a 22 de abril com uma viagem organizada por um grupo de fiéis que acreditam na Gospa (senhora, assim sendo chamada em Medjugorje) ? Pela cura, pela fé, pela curiosidade, para ver o sol girar ou uma cruz no céu, para sentir o perfume de rosas ou como diz o Roberto Magarotto em seu site: “para encontrar a força de viver aquilo que nos resta com plenitude afetiva e espiritual”.

Todos devemos morrer, é algo certo, mas ninguém sabe quando morrerá e quanto nos resta para viver, podemos somente fazer previsões, hipóteses estatísticas e probabilísticas. Quem sofreu de um cancer sente porém que as coisas não são mais como antes, como disse também Roberto Magarotto, se deve procurar voltar a uma vida simples como antes, no tempo que nos resta a viver.

Porque existe algo ao invés do nada ? Porque existe o sofrimento e a dor ? Destas perguntas se ocupam as religiões, filosofias, as crenças e as seitas.

Depois a viagem, que os que crêem chamam de peregrinação, refleti e procurei compreender se Medjugorje é uma experiência para recomendar ou se ao contrário era o que um site protestante escreveu: “Atrás das aparições marianas se esconde o inimigo e não a humilde Maria, serva do Senhor. Também Ela precisa de salvação como está escrito em Lucas 1:46-48.”

Escreveu Marco Corvaglia no livro Medjugorje é tudo falso: “Tantas pessoas em Medjugorje não sentiram nada de particular. Em todo caso, este triunfo da emoção, do qual tantos outros falam, o que representa ? Um sinal divino ou fruto de um contágio emocional e auto-sugestão ?”

Ou tem razão Paolo Brosio quando afirmou em seu livro Perfume de Lavanda: “Nada é mais potente do que o ar que se respira em Medjugorje… Hoje eu sei que em Medjugorje estão grandes doses do Espírito Santo em qualquer lugar onde se vá”.

Um outro jornalista que acredita na Gospa de Medjugorje é Antonio Socci. Ele escreve em seu livro Mistero Medjugorje: “Portanto em Medjugorje chega algo de enorme e decisivo para o nosso futuro próximo e distante, ou – como afirmam alguns – estamos diante do maior engano da história cristã ? É possível inventar e fazer crescer um engano de dimensões planetárias ? Fui com estas perguntas na mente, para ver, para indagar, para compreender. Primeiramente comecei, tanto quanto possível, reconstruir os fatos desde o início, dia por dia, segundo os testemunhos (riquíssimos de particulares, estando todos os protagonistas vivos, mas muito frequentemente imprecisos e contraditórios nas datas temporais, como acontece normalmente quando tanta gente se encontra ao mesmo tempo no centro de múltiplos acontecimentos e fala do que se lembra). Fiz a minha reconstrução como uma investigação jornalística, dando crédito aos testemunhos”.

Também eu desejava fazer a experiência de Medjugorje já a algum tempo, antes mesmo da doença, mas algumas viagens foram canceladas por falta de participantes. Descobri que as viagens nunca são vazias, quando são peregrinações, e não quando são turismo.

Anch’io desideravo fare l’esperienza di Međugorje da un po’ di tempo, prima ancora della malattia, ma alcuni viaggi sono andati a vuoto per mancanza di partecipanti. Ho scoperto che i viaggi che non vanno mai a vuoto sono quelli organizzati come pellegrinaggio e non anche per turismo. Ad esempio al viaggio a cui ho partecipato non era previsto una visita alla città di Mostar che dista da Međugorje una trentina di kilometri, una quindicina di partecipanti hanno dovuto noleggiare un pullman per visitarla.

Questa volta, per merito dell’amica e volontaria Grazia, sono riuscito ad inserirmi in un gruppo che organizza pellegrinaggi a Međugorje. Grazia vi si reca ogni anno da sei anni. Nel pullman c’erano persone, in maggioranza donne, che tornano a Međugorje spesso, alcune ritornavano dopo lungo tempo, altre, come me, andavano per la prima volta. Le coordinatrici e assistenti spirituali, molto gentili e disponibili, erano Patrizia e Piera. Era presente nel mio pullman anche un gesuita ultraottantenne, padre Luigi.
Siamo partiti da Padova alle 6 del mattino del 19 aprile, con due pullman. Tutti insieme abbiamo vissuto momenti comuni di preghiera, ma eravamo alloggiati in pensioni diverse. Per arrivare a Međugorje abbiamo attraversato le frontiere Italia-Slovenia, Slovenia-Croazia e Croazia-Bosnia Erzegovina. Dopo diverse soste e un giusto numero di preghiere, arrivati alla frontiera con la Bosnia Erzegovina, le due coordinatrici ci hanno vivamente raccomandato di toglierci gli occhiali da sole, non ce n’era bisogno perché erano le 19, di stare fermi perché le guardie di frontiera non sono molto concilianti. L’autista è sceso con tutti i documenti, le guardie hanno controllato, è passata mezz’ora, un’ora ma non ci hanno fatto passare. Risalito, l’autista dice alle coordinatrici che bisogna pagare l’obolo, 20 € per pullman. Cosa succede se non si paga? Si resta lì alcune ore come è accaduto ad un pullman alla frontiera principale, è rimasto fermo cinque ore. Noi, più furbi, avevamo scelto una frontiera secondaria e abbiamo atteso solo un’ora, anche perché abbiamo pagato l’obolo di 20€. Non sempre però si deve pagare, così mi hanno raccontato gli autisti. Međugorje dista dalla frontiera una trentina di chilometri. Arrivo alla pensione, assegnazione delle camere, cena e tutti a letto stanchi morti. Arrivando, la prima impressione non è stata positiva. Dal pullman vedevo alberghi e pensioni, chioschi e bancarelle pronte a vendere immaginette, collanine, braccialetti, t-shirt e cappellini. Vedevo anche negozi e boutique alla moda, ristoranti e localini per passare le serate post-preghiera. Qualche veterano di Medugorje mi ha raccontato che il business è arrivato impetuoso, stanno costruendo dappertutto.

Vicka
Alla mattina del 20 aprile sveglia presto, perchè al venerdì si può avere un colloquio con la veggente Vicka (Vida) Ivankovic. Vicka è nata il 3 settembre 1964 a Bijakovici da Zlata e da Pero, allora operaio in Germania. La famiglia coltivava anche campi. Quinta di otto figli, ha una sorella farmacista e una impiegata. Ha visto la Madonna per la prima volta, come gli altri veggenti, il 24 giugno 1981. Le apparizioni quotidiane per lei non sono ancora cessate. Fino a oggi la Madonna le ha affidato nove segreti. Vicka è sposata ed è madre di due figli e vive nelle vicinanze di Medjugorje. Riceve i pellegrini il lunedì, mercoledì e venerdì.
Venerdì pioveva a dirotto e tutti i pellegrini italiani si sono radunati in una grande sala in attesa di Vicka. Un sacerdote, mentre l’aspettavamo, diceva un rosario dietro l’altro. Dopo cinque/sei rosari sono uscito dalla grande sala che nel frattempo si era riempita all’inverosimile. Ho visto arrivare la veggente che, posizionatasi in cima ad una scalinata, ha iniziato a parlare alle persone radunate all’aperto. Quelle che erano dentro alla sala cominciarono ad uscire, alcune brontolando e dicendo: “Vicka si crede la Madonna? Perché ci fa uscire all’aperto?”. Ho pensato: “Qui la fede vacilla”.
Il modo di parlare di Vicka è molto coinvolgente, si esprime con passione in italiano e croato e una interprete traduce in inglese. Ad un certo punto cessa di parlare e con le mani congiunte invoca la Gospa per le persone sofferenti nel corpo e nello spirito. Molti dei pellegrini sono malati o hanno superato una malattia. Alcune sono vedove o hanno perduto un figlio. Alcune compagne di viaggio dicono di aver sentito un profumo durante l’intervento di Vicka, lo dicono con molta discrezione, consapevoli che qualcuno potrebbe dire che sono delle visionarie. Io non l’ho sentito, ho difficoltà di olfatto.
Al pomeriggio con un gruppo, memore dei miei trascorsi alpinistici, mi sono recato sul monte Krizevac: è il monte più alto di Medjugorje (520 m sul livello del mare) sul quale, il 15 marzo 1934, a ricordo dei 1900 anni della morte di Gesù, i parrocchiani hanno costruito una croce di cemento armato alta 8.5 m.. Lungo il percorso sono state posizionate le stazioni della Via Crucis in bronzo, opera del prof. Carmelo Puzzolo. Alcuni pellegrini, anche del nostro gruppo, sono saliti scalzi. Vi assicuro che il sentiero è molto accidentato e sassoso, non è per tutti. Attorno alla Croce ci sono lapidi e croci poste dai pellegrini nel corso degli anni.
Arrivati in cima, mentre facevamo delle foto ricordo, Barbara, una giovane compagna di viaggio mi dice: “Giovanni guarda una croce in cielo”. Alzo lo sguardo e vedo in effetti due nuvolette che si sono posizionate a forma di croce sopra di noi. Rispondo a Barbara: “Guarda che durante le mie escursioni sulle Dolomiti, a dire il vero non molto frequentemente, ho visto simili fenomeni naturali”. Comunque, dato il clima spirituale che si respira, il fenomeno è sorprendente e la croce era molto nitida.
Sabato 21 aprile, dopo una notte di pioggia, siamo saliti, al mattino, al monte Podbrdo: si tratta della zona più bassa del monte Crnica, che sovrasta la frazione di Bijakovici, dove abitavano i sei veggenti al tempo delle prime apparizioni nel 1981. E’ una collina brulla e sassosa, che nei primi anni era raggiungibile attraverso un sentiero non facilmente praticabile, ma oggi, grazie ai milioni di pellegrini che lo hanno frequentato, la salita è più accessibile. La devozione più comune per i pellegrini che salgono sulla collina delle apparizioni, è quella di recitare il Santo Rosario e meditarne i misteri. Il Podbrdo è raggiungibile dal centro di Medjugorje attraverso un sentiero nei campi percorribile a piedi in circa 20 minuti, o comodamente con la strada ora asfaltata di circa 2 km.
Dal 2006 la parte del sentiero che porta al luogo della prima presunta apparizione è stato illuminato da piccoli faretti, questo rende la via ben visibile di notte. Chi non può salire in cima alla collina delle prime apparizioni può fermarsi alla Croce Blu, anche questa zona di apparizione.
Al pomeriggio con un gruppo di pellegrini, invece di far visita ad una comunità, mi sono recato a Mostar con un pullman prenotato da Grazia. Passeggiata tra i mercatini del quartiere arabo attraversando il famoso ponte StariMost oggi patrimonio UNESCO, ricostruito dopo i tristi scenari dell’ultima guerra (1992-95) dei Balcani. Mostar è una città di 111.186 abitanti (dati 2009) della Bosnia Erzegovina, il centro del Cantone di Erzegovina-Neretvanska della federazione bosniaco-croata.
E’ la capitale non ufficiale dell’Erzegovina, ed è costruita lungo il fiume Narenta. È la quarta città del paese. Il nome Mostar deriva dal suo antico ponte (lo Stari Most) e dalle torri sulle due rive, i “custodi del ponte” (mostari).
A Mostar, io e Adelina, un’altra compagna di viaggio, abbiamo conosciuto (almeno così si è spacciato) l’Iman della Moschea Karadjoz-Beg (Karađozbegova), costruita nel 1557, che parlava un buon italiano. Di professione faceva la guida turistica e aveva sposato una signora cattolica. Ci ha mostrato il cimitero dietro la moschea, il più antico cimitero musulmano della città. Non si poteva entrare nella Moschea, ci ha detto, perché alcuni musulmani stavano pregando. Gli ho chiesto della guerra, la sua risposta è stata: “Prima della guerra a Mostar c’erano sette parchi, ora ci sono sette cimiteri”.
Alla sera quando siamo tornati abbiamo avuto la sorpresa di dover cambiare la pensione, c’era stato un disguido con la proprietaria. Qualche brontolamento e qualche pianto, ma sono cose che succedono in un pellegrinaggio.
Domenica mattina levataccia alle 5.45 per andare a messa, celebrata dal comboniano ultraottantenne padre Giovanni, e partenza per Padova. Siamo arrivati a Padova alle ore 21.

Daniele, Barbara, Francesca
e Giovanni a Krka al ritorno
Durante il viaggio padre Giovanni, che era il padre spirituale dell’altro pullman, ci ha parlato della sua vita da missionario. Con lui abbiamo recitato un rosario dedicato ai cinque continenti, per ogni continente ci spiegava le sue esperienze e impressioni. Ho appreso cose che non sapevo e che non si leggono nei giornali. Dimenticavo di dire che padre Luigi, il padre spirituale che era nel nostro pullman, non è tornato con noi. Aveva espresso pubblicamente il desiderio di chiudere la sua avventura terrena a Medjugorje. Per farlo però avrebbe dovuto avere il consenso dei suoi superiori e trovare una comunità che lo accogliesse. Per il momento si era accontentato, avendo trovato un gruppo di Bologna che conosceva, di spostare il rientro di alcuni giorni.

Conclusioni: “Come! Sei andato a Medjugorje?” – mi chiede la gente incredula. “Tu che sei un laureato in fisica, non crederai mica alle apparizioni della Gospa? Lo sai che i vescovi di Mostar, prima Pavao Zanic e poi il suo successore Ratko Peric, hanno a più riprese dichiarato di non approvare che sacerdoti e laici cattolici “organizzino” pellegrinaggi a Medjugorje?”.
“Ma guarda un po’ – rifletto e rispondo – se uno si deve giustificare perché ha compiuto un viaggio del genere”.
Medjugorje è un luogo dove chi crede vede rafforzata la sua fede, mentre chi non crede può trovare la conversione o quella spiritualità che non ha mai avuto o che ha perso. Sicuramente Medjugorje spinge tutti, credenti o meno, a riflettere sul significato del mistero della vita, e ciò non fa male. Nonostante il business imperante che sta investendo Medjugorje, si possono trovare ancora risposte adeguate ai problemi che ci angosciano.

 

http://medjugorjetuttiigiorni.blogspot.com.br/2015/11/sono-andato-medjugorje-per-trovare-la.html?m=1

Fonte:http://chiamablog.blogspot.it/2012/05/viaggio-medugorjeper-trovare-la-forza.html

 

1 comentário


  1. Este senhor, natural de Itália, levantou questões muito pessoais, que têm de ser aceites como tal. Quem ainda não pode assimilar o significado e a força de Medjugore não se pode levar a mal, mas a partir de provas tão concludentes, depois, por exemplo, de ter curado um cancro, ou fica sem voz, ou falará para toda gente! Ele mencionou dois jornalistas italianos com projeção, mas quero lembrar que há outros ainda na “obscuridade”, que podem levar certezas e experiências colossais ali vividas. Acerca de Medjugorje, eu mesma já escrevi “Encontro Inadiável”, como preâmbulo, ou seja, as primeiras vivências inesperadas que ali tive, SEM PEDIR OU ESPERAR (!); Medjugorje Revisitada, em que me lanço com intrepidez “no terreno”, comparando as Mensagens ás situações internacionais, por isso a Virgem Santa tanto insiste na paz; este último, no momento, será “Os Mistérios da Colina” e talvez outro surja. Estou a adorar penetrar neste cenário paradisíaco, porém é muito, muito importante fazer “levantamento ou triagem” de testemunhos, que nos meus textos jornalísticos me têm deixado apaixonada, pensando que muita gente precisa de uma mão, que a possa içar…E foi através dos textos, que Gabriel Paulino posta, que a Virgem Santa me fez justiça no quadro jornalístico da escrita, que agora já não em microfones, como dantes. É uma responsabilidade enorme, contudo uma vivência jamais sentida. As perguntas porque vim, porque estou aqui, para onde irei? Quem sabe, se você, caro leitor, um dia lá em Medjugorje, encontra o Céu perante si? E depois? Olhe, que não vai querer voltar a ser o mesmo!

    Responder

Deixe uma resposta

O seu endereço de e-mail não será publicado. Campos obrigatórios são marcados com *